<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Minima on blog.Alese</title><link>https://blog.alese.it/category/minima/</link><description>Recent content in Minima on blog.Alese</description><generator>Hugo</generator><language>it</language><copyright>Gabriele Alese</copyright><lastBuildDate>Sun, 28 Sep 2014 11:42:05 +0000</lastBuildDate><atom:link href="https://blog.alese.it/category/minima/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><item><title>Alcune cose che (non) so sul lavoro e sul mercato</title><link>https://blog.alese.it/alcune-cose-che-non-so-sul-lavoro-e-sul-mercato/</link><pubDate>Sun, 28 Sep 2014 11:30:58 +0000</pubDate><guid>https://blog.alese.it/alcune-cose-che-non-so-sul-lavoro-e-sul-mercato/</guid><description>&lt;p&gt;Leggo numerosi post, anche di persone che conosco e che stimo, permeati da una medesima, inaudita capacità di mentire a se stessi. Post che raccontano quant’è bello il proprio lavoro, quanto #loveMyJob, quanto non lo scambierei per niente al mondo con un grigio ufficio pubblico, quanto è bello essere padroni della propria vita. Dopo il centesimo post sempre uguale, dopo che l’ambiguità delle figure professionali ivi descritte cominciava a declinare irrimediabilmente verso il grottesco (organizzatori di matrimoni ecosostenibili, insegnanti di portamento per donne col tacco, content curator per produttori di acquari), ho cominciato a chiedermi a chi tali post si rivolgessero. Cominciavo a chiedermi chi volessero convincere: gli altri, o se stessi? Perché mi dispiace che non si veda, che non si voglia vedere, che per vent’anni alla mia – nostra – generazione sono state raccontate una sequenza infinita di stronzate.&lt;/p&gt;</description></item><item><title>L'autorete della net society (una bozza)</title><link>https://blog.alese.it/lautorete-della-net-society-una-bozza/</link><pubDate>Sat, 14 Sep 2013 14:15:42 +0000</pubDate><guid>https://blog.alese.it/lautorete-della-net-society-una-bozza/</guid><description>&lt;p&gt;Insieme all&amp;rsquo;amico e collega &lt;a href="http://www.xos.it"&gt;Osvaldo&lt;/a&gt; presenterò una relazione in occasione del prossimo convegno &lt;em&gt;Noetica versus informatica&lt;/em&gt;. Naturalmente l&amp;rsquo;occasione di una conferenza di argomento filosofico è una scusa per provare a lavorare insieme su un argomento a entrambi caro, quello delle &lt;strong&gt;reti sociali e del destino della cultura e del dissenso all&amp;rsquo;interno delle grammatiche del consenso tipiche dei &lt;em&gt;social network&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Il lavoro è appena agli inizi, e sarà divertente vedere che deriva prenderà; nel frattempo, questo è l&amp;rsquo;abstract che abbiamo preparato. Sono naturalmente molto graditi commenti od opinioni.&lt;/p&gt;</description></item><item><title>Di autenticità e libri elettronici</title><link>https://blog.alese.it/di-autenticita-e-libri-elettronici/</link><pubDate>Fri, 05 Apr 2013 15:12:41 +0000</pubDate><guid>https://blog.alese.it/di-autenticita-e-libri-elettronici/</guid><description>&lt;p&gt;Non più di una settimana fa mi sono &lt;a href="http://tumblr.alese.it/post/46582462652/osservazioni-di-passaggio-su-stupidita-giornalismo-e" title="http://tumblr.alese.it/post/46582462652/osservazioni-di-passaggio-su-stupidita-giornalismo-e"&gt;alquanto sorpreso&lt;/a&gt; di quanto superficialmente l’informazione di massa tratti il complesso rapporto che intercorre tra i &lt;em&gt;medium&lt;/em&gt; di trasmissione dell’informazione e la conoscenza che tale informazione modella sulla materia della nostra &lt;em&gt;world map&lt;/em&gt; mentale.&lt;/p&gt;&#10;&lt;p&gt;Mi vado convincendo che siffatta superficialità estrinsechi le proprie ramificazioni in più di un ambito dell’agire umano, e più generalmente abbia a che fare con il concetto contemporaneo di autenticità. Se dopo Benjamin è diventato un esercizio pedante (più che pedante, pedantesco) distinguere la realtà tra manifestazioni &lt;em&gt;autentiche&lt;/em&gt; e manifestazioni &lt;em&gt;inautentiche&lt;/em&gt; (senza nemmeno voler citare marginalmente la magistrale analisi che dell’inautentico ha svolto Martin Heidegger nel suo &lt;em&gt;Essere e tempo&lt;/em&gt;), mi sembra non altrettanto futile mettere in connessione il concetto di autenticità con quello, parimenti difficile a definirsi, di &lt;strong&gt;verità&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;</description></item></channel></rss>