• Gli ebook non erano una bolla. Praticamente tutte le case editrici offrono ebook delle proprie novità, la maggior parte di esse ha speso l’ultimo anno ripescando dalla propria backlist o proponendo delle collane digital-only, composte a volte da “frammenti” di raccolte disponibili anche integralmente, a volte da peculiarità che sarebbe antieconomico riproporre a stampa, a volte da titoli digital-first dei quali si vuole valutare l’impatto. Noi siamo stati i primi a offrire una collana pensata, composta di titoli coerenti. Ma l’idea era troppo buona per non imitarla.
  • Le maggiori case editrici hanno lavorato in controtendenza rispetto alle proprie convenzioni cartacee: tutte le case editrici di un certo livello hanno formato il proprio personale o acquisito organico per trattare le faccende digitali. Forse è ancora troppo poco, ma considerando gli anni passati a esternalizzare e il generale clima ostile agli investimenti (ricordatevelo, quando andrete a votare), lo considero comunque un segnale positivo.
  • La crescita degli ebook negli Stati Uniti sta avvicinandosi rapidamente a un plateau. In Europa non si verificherà prima della fine del 2013.
  • I lettori hanno familiarità coi dispositivi. Pro o contro che siano, tutti i lettori “forti” o poco meno che forti sono coscienti che esiste qualcosa come un libro elettronico e sanno dove trovarli.
  • I lettori, anche i meno informati, sanno che esiste qualcosa chiamato DRM e sanno che non gli piace. L’acquirente ordina un ebook e vuole trovarsi nell’email un link dove scaricare un ebook da leggere subito; se gli arriva un criptico .acsm, rimarranno con l’impressione che l’ebook sia una cosa da smanettoni e non compreranno più neanche i libri in daily deal.
  • Il ventre caldo dell’agency agreement ha i giorni contati anche in Europa, e molto presto quel poco che abbiamo imparato smetterà di essere valido; cominceremo quindi a fare i conti con i modelli economici di un bene volatile e indefinitamente disponibile.
  • Chi ricopre il ruolo commerciale in una casa editrice farebbe bene a rimettersi a studiare; le strategie di marketing a base di fascette e premi letterari presto non funzioneranno più.
  • Già che ordinate qualche libro su Amazon, mettete nel carrello anche un manuale di statistica. Non è roba da scienziati, se i gestionali la danno al primo anno, potete farcela anche voi laureati in lettere.
  • Se proprio non avete tempo, passate un paio di weekend consecutivi studiando Google Analytics. Non avrete i dati di Amazon, ma il vostro sito è comunque una miniera di informazioni mai abbastanza sfruttate.
  • Probabilmente prendere uno stagista da una facoltà di economia non risolverà i vostri problemi.
  • Già che studiate statistica, imparate come ordinare i vostri data. Non saranno i big data di cui si ciancia tanto, ma se i vostri dati di vendita sono sparsi nel file system in venti fogli Excel, non serviranno a niente.
  • La parola d’ordine del 2012 in editoria digitale è stata workflow. Dall’economia di formato si passa all’economia di produzione e manutenzione, chi ha più di duecento titoli in catalogo se ne sta accorgendo.
  • La parola d’ordine del 2013 sarà API: chi pensava che il commercio elettronico si potesse risolvere con dei file su un hosting ha già avuto una brutta sorpresa quest’anno; nel 2013 si farà sul serio, e la selezione naturale sarà durissima tra i professionisti che non conoscono a menadito il paradigma REST o che non sappiano effettuare delle RPC.
  • I lettori non sono diversi da altri utenti di servizi internet: pagando si aspettano l’ingresso in un ecosistema di servizi che dia meno problemi possibili.
  • Molto spesso non siamo all’altezza del nostro compito, e qualcuno si lamenta: facciamo che nel 2013 smettiamo di nascondere la testa sotto la sabbia e cominciamo a risolvere i problemi degli utenti. La regola: un ebook fatto male va sistemato; se non lo sapete fare, lasciate stare gli ebook.
  • Curate la vostra dieta informativa. Utilizzate Google Reader e imparate a distinguere i guru dai ciarlatani. Non c’è una regola generale, ma - a spanne - i guru sono tutti anglofoni. Seguite quelli che fanno cose, soprattutto quelli che fanno le vostre stesse cose ma le fanno meglio, e defollowate i chiacchieroni.
  • Instapaper è vostro amico. Leggete le cose, non limitatevi a retweetarle. La giornata si compone di 24 ore, dico sul serio.
  • Il 30% dei giovani fino a 24 anni è disoccupato. Se avete un lavoro, sarà bene svolgerlo nel miglior modo possibile e cercare di rimanere rilevanti. Per noi “editoriali” si può cominciare dalle piccole cose: meno aperitivi e più libri buoni.