Alcune cose che abbiamo imparato nel 2013 a proposito di editoria (digitale) e alcune che dobbiamo ancora imparare

  • Il 2013 è stato un anno strano per il digital publishing. Avevo giurato che la parola d’ordine dell’anno sarebbe stata API, e in effetti molto del mio lavoro di quest’anno è stato orientato sulle interfacce pubbliche verso metadati e contenuti; ma a ben pensare il 2013 è stato il primo anno dall’avvento del digitale in editoria a caratterizzarsi per l’assenza di innovazione. Sul mercato non sono stati immessi prodotti o contenuti sostanzialmente nuovi, e il risultato non poteva che essere un rallentamento della crescita del digitale. La vera parola d’ordine del 2013 è quindi stata stagnazione.
  • Il digitale fermo al 4% del mercato sembra fare la felicità di molti, anche di quelli che, a ben guardare, avrebbero tutto da guadagnare da un allargamento di questa fetta di mercato. Ma un mercato fermo fa sì che gli attori economici che non hanno innovato si sentano incoraggiati a non farlo, e rassicura chi, come nel 1994, è pronto ad alzare la mano esclamando che “è tutta una bolla”. Il prodotto di questo schema concettuale, prevedibilmente, è il classico circolo vizioso: non innovando non si allarga il mercato, e se il mercato non si muove viene scoraggiata l’ulteriore innovazione. In sintesi si tratta, in scala ridotta, dello stesso percorso che ha condotto alla paralisi del sistema industriale italiano.
  • La riprova di questo atteggiamento diffuso nell’industria è il grande favore con cui è stato accolto il provvedimento Destinazione Italia del Governo, che esclude i libri elettronici dai beni che possono usufruire dello sgravio fiscale del 19%. Un provvedimento che, a quanto pare, è stato seriamente sottofinanziato e che presumibilmente non farà risparmiare che 2 euro a famiglia per il solo 2014, per poi esaurire il fondo senza che sia previsto alcun rifinanziamento. Nonostante questo, l’AIE ha parlato di una «svolta per la lettura in Italia». In un’economia come quella italiana, drogata di finanziamento pubblico e incentivi statali, è del tutto comprensibile che un finanziamento anche irrilevante come questo faccia scattare la reazione pavloviana dell’acquolina in bocca.
  • Tra le poche buone idee di cui si è parlato molto nel 2013 vi è il principio dell’ebook bundling, associare cioè un ebook alla vendita di una copia cartacea. Ne ho parlato io su EbookReaderItalia e su questo blog, ne ha parlato Marco Dominici, ne hanno parlato molti altri. Verso la fine di quest’anno due importanti editori come Mondadori e Rizzoli, oltre a un gruppo editoriale come Mauri Spagnol, attraverso la loro libreria online IBS, hanno annunciato i loro esperimenti in tal senso. Sebbene non si tratti di un’innovazione di rilievo nell’ambito della tecnologia e dei prodotti, guardo senz’altro con soddisfazione all’ottima ricezione da parte del pubblico di queste iniziative tese a migliorare, integrando i servizi, l’esperienza d’acquisto del cliente lettore. L’idea è molto buona, e personalmente ho lavorato a nuovi metodi per permetterlo, ad esempio con un’app come py-BookBundler. Il 2014 vedrà importanti novità in tal senso per Edizioni E/O, che è l’editore per cui lavoro. Stay tuned.
  • Anche nel 2013 la competizione tra editori sul mezzo digitale si è nutrita di promozioni tutte sul prezzo. La gara per l’attenzione del pubblico è difficilissima da vincere, e il 2013 ci ha insegnato che neanche fare prezzi stracciati e daily deal continui è più sufficiente se essi non vengono pubblicizzati nel modo giusto e facendo un uso accorto dei medium a nostra disposizione. Il 2014 porterà con sé una nuova rilevanza degli strumenti di comunicazione sociali e una radicale nuova strategia degli editori in tal senso, complice anche il nuovo algoritmo di Facebook che penalizza la condivisione di contenuti “in batteria”, alla disperata ricerca di linee di profitto una volta esaurita la boccata d’ossigeno della quotazione in borsa. Qualcosa di simile avverrà anche per Twitter, e il lavoro degli operatori di comunicazione diventerà meno piratesco e più specializzato, facendo una selezione spietata tra gli improvvisati e i professionisti.
  • Il 44% della popolazione italiana con un’età compresa tra 25 e 34 anni non ha un lavoro. Se avete un lavoro, farete bene a svolgerlo nel miglior modo possibile cercando di rimanere rilevanti; la fine della crisi economica è ancora lontana, nonostante sui giornali ci sia una gara tra pagliacci per illustrare le loro ricette, tutte semplici e veloci, per uscirne.
  • Proprio per questo, come per il 2013, anche per il 2014 ritengo che il miglior consiglio per i professionisti dell’editoria rimanga «meno aperitivi, più libri buoni».
 

Gabriele

 

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